“Sono venuta a lamentarmi perché parlate di aspetti psicologici e poi mio figlio, che gioca negli esordienti, ora che è tornato il portiere infortunato, dal primo gruppo è stato bocciato spostandolo a fare il portiere nel secondo gruppo”

“Ci sono bambini che, rispetto a mio figlio, hanno giocato in due tornei, mentre mio figlio in uno solo. Adesso sono io che lo vedo soffrire per questa ingiustizia. Cosa gli dico quando mi chiede perché è accaduto questo?”

“Ho notato che quando mio figlio gioca e la squadra fa gol, non abbraccia i compagni e rimane in disparte. Questo mi fa stare molto male. Sarà mica escluso?”

Il calcio, così come la vita, è fatto di situazioni che mettono alla prova i bambini e gli adolescenti. Situazioni che possono provocare in loro anche delle frustrazioni. È chiaro che a noi genitori, assistere dalla tribuna alle loro difficoltà ci fa stare male.

Ma come dico sempre ai genitori alle riunioni, l’aspirazione più grande che dovrebbero avere mamme e papà è che un giorno i propri figli siano degli adulti sereni. Al di là di ciò che faranno in ambito calcistico. Perché senza la serenità nella vita è difficile realizzarsi in qualsiasi ambito e soprattutto è difficile vivere bene.

Allora noi genitori dobbiamo sensibilizzarci su due temi:

  • L’importanza di consentire ai figli di diventare autonomi, quindi di occuparsi di sé stessi da soli;
  • La necessità di consentire ai nostri figli di vivere le frustrazioni, affinché trovino, da soli, dentro di loro, delle soluzioni per reagire alle delusioni in maniera costruttiva.

Che cosa intendo per frustrazione?

Cerco di spiegarvelo riferendoci a noi adulti. Immaginiamoci di desiderare tanto una cosa: fare un bel viaggio, cambiare il cellulare, acquistare una macchina nuova, essere apprezzati dal nostro capo.

Ora pensiamo di dover accettare per forza il fatto di non poter avere nell’immediato niente di tutto questo. L’emozione che proviamo in tal caso è appunto “la frustrazione”, ovvero vedere infranto il desiderio di qualcosa a causa di un ostacolo.

Ognuno di noi ha una soglia personale di sopportazione della frustrazione che, se abbastanza alta, ci consente di riuscire a tollerarla senza farci sconvolgere da essa più di tanto. Ma non tutti riescono a sopportare le frustrazioni. Addirittura in alcuni casi, soprattutto quando sono reiterate, esse rischiano di logorare la mente e il corpo.


Ora pensiamo a nostro figlio. Se siete allenatori pensate a un vostro allievo.

Non desiderate che la sua soglia di sopportazione della frustrazione sia la più alta possibile, in modo che possa avvalersi di una grande forza d’animo e possa reagire positivamente alle difficoltà?
Penso proprio di sì.


Bè, considerate che questa soglia in un bambino o in un adolescente si alza quando è sottoposto a piccole e grandi “sofferenze” ed è lasciato da solo a trovare un modo per consolarsi, per incoraggiarsi a non mollare, trasformando la delusione in rivalsa, tentando di farsi valere in un altro modo da chi ha cercato di dissuaderlo nel tentativo di raggiungere ciò che si era prefissato…

Lo so, è difficile veder soffrire il proprio figlio o la propria figlia, in questi casi viene spontaneo cercare di alleviare la sua tristezza o la sua rabbia trovando noi stessi delle soluzioni al posto loro.

Ma cercare noi genitori delle soluzioni per sollevarli dalla loro sofferenza può rappresentare una trappola.


E allora cosa fare?

Se vi capita di vedere vostro figlio o un bambino/a che amate scalpitare insofferente a bordo campo perché, ad esempio, vorrebbe entrare in partita e l’istruttore non glielo consente, rammentate quanto per lui possa essere irrisoria una piccola sofferenza al momento, se gli servirà per diventare resiliente e ostinato in futuro.


SE VOGLIAMO ESSERE GENITORI EFFICACI ESORTIAMO I NOSTRI FIGLI A CAVARSELA DA SOLI.

Se siamo convinti di volerlo fare, ciò potrà condurci a non star male anche noi perché ci mettiamo al loro posto, calandoci così tanto nei loro sentimenti da dimenticare quanto i problemi legati allo sport siano spesso irrisori.

Siamo noi adulti che dobbiamo dare il giusto peso agli eventi per aiutare bambini e adolescenti a valutare obiettivamente le cose.

Dovremmo piuttosto sdrammatizzate l’evento in questione (sostare in panchina così come un altro evento simile) prima di tutto dentro di noi.

Le loro emozioni risentono fortemente di quello che viviamo noi, e allora attenzione!

Non dobbiamo mai dimenticarci che, come afferma Law Nolte:

I nostri figli sono quello che vivono.

Spesso i figli se la prendono troppo per ciò che gli succede perché risentono del nostro modo di vivere una certa cosa, e che lo facciamo in maniera esagerata.

Quindi la cosa migliore che possiamo fare per il loro bene è aiutarli a trasformare la frustrazione in ostinazione attraverso il nostro esempio, facendolo noi per primi. Anche se siamo lontani da loro, magari seduti in tribuna, non dovremmo esitare a ripeterci con convinzione, mettendoci al loro posto: “Dai, tieni duro e quando entri in campo spacca tutto!!!”.

E così, dal nostro modo di osservarli, dalla involontaria espressione della nostra faccia, dai nostri gesti, giungerà a loro come un bersaglio la nostra fiducia. E il nostro incitamento centrerà l’obiettivo.

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