Ci sono atlete ed atleti che, nonostante l’anno sportivo sia iniziato già da un pò, continuano a non farsi la doccia nello spogliatoio insieme agli altri a fine allenamento o dopo la partita.

Accade soprattutto ai più piccoli, ma capita anche agli altri, con più frequenza a quegli atleti e atlete che non hanno mai usato in precedenza lo spogliatoio per lavarsi e cambiarsi prima di tornare a casa.

Un’altra fascia d’età vulnerabile a questa reticenza è quella dei preadolescenti. Alcuni di loro, pur avendo fatto la doccia con i compagni/e l’anno sportivo precedente, al ritorno in campo dopo l’estate mostrano tanta difficoltà a spogliarsi di fronte agli altri, evitando in certi casi di entrare nello spogliatoio anche per posare il borsone. Soprattutto succede quando il corpo inizia ad assumere i caratteri sessuali tipici dell’età adulta, cosa che va metabolizzata e che inizialmente può procurare imbarazzo, soprattutto tra i più precoci.

Cosa fare se si oppongono a fare la doccia nello spogliatoio?

È meglio non costringerli a fare la doccia nudi.


Personalmente adotto questa soluzione:

Li invito ad usare le mutandine o il costume, spiegando sia a loro che a mamme e papà (spesso preoccupati) che lo spogliatoio ha una valenza educativa importante, perché è un momento di aggregazione, insegna ad occuparsi delle proprie cose e a confrontarsi visivamente con gli altri. Quindi, non va bene se non si vive lo spogliatoio.

Utilizzando questa strategia, la nudità diventerà una conquista che si raggiungerà gradualmente.


Quindi, bisogna avere pazienza ed esortare coloro che sono titubanti a docciarsi di munirsi di slip o costume.Sarà il tempo che permetterà ai giovani atleti di vivere con naturalezza l’intimità condivisa.

Pian pianino spogliarsi e rivestirsi assieme agli altri diventerà una modalità abituale di vivere lo spogliatoio

E ciò avrà un grande valore rispetto al modo di proporsi agli altri, perchè consentirà di sperimentare cosa si prova mostrando chi si è veramente, rinunciando alle “difese” che gli abiti possono rappresentare. Soprattutto quando si è inibiti, insicuri.

Condividere lo spogliatoio è l’occasione per imparare a convivere con piccoli aspetti di se stessi di cui si può non essere del tutto soddisfatti, come la propria magrezza o la propria grassezza reale o presunta, piccoli difetti fisici che magari passano inosservati agli altri, ma che procurano difficoltà ai diretti interessati). Ciò facilita l’acquisizione dell’immagine corporea e della propria integrità, favorita dalla naturalezza con cui ci si mostra disinibiti ai propri compagni.

Ovviamente questo vale pur tenendo conto che ai bambini/e e agli adolescenti va insegnato come tutelare e proteggere la propria intimità.

Disinibirsi rispetto alla nudità è funzionale al rapporto stabilito con i propri coetanei, perchè serve per confrontarsi e riconoscersi. In ogni caso, ai giovani atleti va insegnato anche come riconoscere l’invadenza e come tutelare lo spazio che appartiene soltanto a loro.

Ciò vuole anche dire che negli spogliatoi è bene che girino pochi adulti: l’istruttore/istruttrice dello stesso sesso degli atleti, per controllare se vada tutto ok, oppure un genitore che monitora se serve qualcosa. Soprattutto con i più piccini.

Infine un suggerimento per gli adulti che si prestano ad adempiere a questo controllo:

è auspicabile non rimanere da soli nello spogliatoio con uno degli atleti, magari con l’ultimo che si è asciugato i capelli. Come è fondamentale tutelare gli atleti, dovete sapervi tutelare anche voi.

Non si sa mai che un bambino riporti racconti fraintendibili di situazioni che vi coinvolgono a cui non ha assistito nessuno… meglio evitare.

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