Teoria polivagale e sport giovanile: sentirsi al sicuro rende l’atleta più efficace

Stephen Porges, ideatore della teoria polivagale di cui vi parlerò tra poco, ha affermato:

La sensazione di sicurezza ha un potere trasformativo.

Da psicoterapeuta e psicologa dello sport che da tanti anni lavora nei settori giovanili (comprese le scuole calcio femminili e maschili), vi posso assicurare che questa affermazione racchiude la chiave di volta per consentire agli atleti di migliorarsi attraverso l’attività sportiva, anche se si parla di bambini, bambine e adolescenti, e nell’immediato di praticare lo sport senza essere condizionati dall’ansia e dallo stress.

Lo sport di cui mi occupo da sempre è il calcio e credo che in Italia, tra tutti gli sport, sia quello che propone ai giovani il contesto più ostico, rispetto alla possibilità di praticarlo senza pressioni. Analogamente a ciò, mi rendo conto, vivendo nei campi di calcio da 20 anni, che la figura dello psicologo dello sport, pur avendo fatto passi da gigante nella sua divulgazione, è ancora scarsamente presente nei contesti sportivi dell’eta evolutiva (0-18 anni). Eppure, vi posso assicurare che basterebbe diffondere tra istruttori e genitori una cultura sportiva che aiuti entrambi a conoscere e gestire le proprie emozioni, per assicurarsi l’efficacia del loro supporto nei confronti degli atleti che hanno a cuore. Questo intento sarebbe molto facilitato dalla presenza assidua di noi psicologi dello sport nei contesti giovanili.

Con questo articolo intendo proporre un approccio semplice per realizzare questo intento, che non pretende di essere risolutivo attraverso la lettura di un articolo, ma che si propone soltanto di orientare gli adulti che si aggirano attorno ai giovani atleti a muoversi con consapevolezza e avvalersi di strumenti per farlo. La stessa consapevolezza che ogni atleta adulto dovrebbe apprendere per imparare a gestire la sua energia psichica e performante nella maniera più efficace.

All’inizio dell’articolo mi sono riferita alla teoria polivagale, perchè credo che sia un ambito della scienza da cui noi psicologi dello sport possiamo apprendere molto e divulgare molte idee che ci suggerisce. Vi spiego in cosa consiste nella prospettiva di inquadrarla nell’ambito dello sport giovanile.

La teoria polivagale: di cosa si tratta?

La teoria polivagale nasce dagli studi compiuti a partire dagli anni 90 dal neuroscienziato comportamentale e psicofisiologo Stephen Porges e rivoluziona l’idea del sistema nervoso autonomo. Questo perchè? Perchè va oltre la distinzione tra sistema nervoso simpatico (che attiva risposte involontarie di attacco e fuga) e parasimpatico (deputato alla calma); piuttosto Porges distingue tre stati autonomici del sistema nervoso autonomo:

  • Il Sistema Vago Ventrale: si attiva quando ci si sente al sicuro. È deputato alla connessione sociale, è il sistema più recente dal punto di vista evolutivo, che regola il battito cardiaco e favorisce la calma. Suscita il desiderio di relazione con gli altri e la connessione empatia. di relazionarsi agli altri e permette di relazionarsi, comunicare ed esprimere empatia.  
  • Il Sistema Simpatico: si attua attraverso una reazione di attacco e fuga quando ci si sente in pericolo. Mobilita l’energia del corpo per reagire, aumentando la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.
  • Il Sistema di Immobilizzazione (Vago Dorsale): è la risposta più antica e primitiva, che entra in atto quando ci si sente minacciati l’attacco/fuga è impraticabile. Conduce a reazioni estreme di spegnimento, come svenimento, stordimento, dissociazione o il classico irrigidimento da paura (freezing).

Lo stato autonomico è la modalità operativa e fisiologica in cui si trova il Sistema Nervoso Autonomo in ogni momento della vita. In base a quale sistema sia attivo si verificano una serie di risposte comportamentali, emozionali e relazionali diverse. I tre stati autonomici possibili si attivano in virtù di ciò che capta il nervo vago, che nel nostro corpo ha la funzione di sentinella volta a sorvegliare la nostra incolumità. Riesce a farlo grazie alla neurocezione, un processo inconscio attraverso cui il sistema nervoso rileva segnali di sicurezza o pericolo nell’ambiente circostante e nel corpo. Quando il nervo vago rileva dei segnali di minaccia, reale o presunta, utilizza queste informazioni per attivare delle risposte che ci mettono in allarme. 

E sapete quali sono i principali indizi che ci conducono a sentirci minacciati o rassicurati?

Le espressioni facciali e il non verbale delle persone che ci stanno attorno, in primis. Poi c’è la reale gravità o pericolosità degli eventi. Un altro stimolo importante che suscita una reazione di paura di essere minacciati sono i dettagli della realtà che fanno rammentare eventi incresciosi, traumatici, dolorosi, che in passato hanno messo a rischio la propria incolumità psichica e fisica.

Il segreto per l’atleta efficace? Sentirsi al sicuro

La cosa straordinaria di questa teoria e la sua applicazione nella pratica consiste in questo:

Se siamo sensibilizzati alla consapevolezza che il nostro modo di sentire il corpo può allertarci nei momenti in cui ci sentiamo in pericolo, quando siamo ansiosi o stressati, destabilizzati emotivamente, possiamo ricorrere delle condizioni in grado di sintonizzarci sulle vie ventrovagali.

L’attivazione del sistema ventrovagale è possibile e ci protegge, sia rispetto alla salute psichica, sia rispetto alla salute fisica tutelando l’efficacia del nostro sistema immunitario. Ma per attivalo bisogna saper riconoscere quando siamo sotto stress o in preda all’ansia e temiamo un pericolo imminente. Badate bene, un altro aspetto di cui essere consapevoli è che facilitare l’attivazione del sistema ventrovagale nei bambini, bambine e adolescenti noi adulti abbiamo un ruolo centrale. Noi adulti possiamo aiutarli a ristabilire la calma attraverso il nostro comportamento.

Si, perchè Porges sottolinea come una persona in preda all’ansia può aderire al sistema ventrovagale grazie alla vicinanza di un essere umano che la rassicura e a sua volta sintonizzato con il proprio sistema ventrovagale. In pratica, la calma e il senso di sicurezza di un interlocutore può fare da ancoraggio per ristabilire la calma nell’altro interlocutore.

Se pensiamo tutto questo in funzione dello sport, sono tanti gli stimoli che possono destabilizzare emotivamente e procurare un senso di pericolo reale o presunto a un’atleta. Poter ricorrere a delle strategie che conducono a favorire il sistema ventrovagale ed avere accanto un coach, un compagno di squadra, in grado di rassicurare, diventa fondamentale.

Adesso comprendete il valore dell’affermazione con cui ho iniziato questo articolo? La sensazione di sicurezza ha un potere trasformativo. È salvifica.

Ricorrere al senso di sicurezza consente di acquisire una scorza con la quale proteggersi dalle avversità di ogni genere. Visto che lo sport in età evolutiva, quindi dai 0 ai 18 anni, ha un valore soprattutto educativo, conoscere la teoria polivagale per noi adulti che ci aggiriamo attorno agli atleti (parlo dei coach, dei genitori, degli psicologi dello sport), diventa l’elemento centrale per sostenere gli atleti nel modo più confacente agli obiettivi dell’educazione sportiva stessa: fare dei giovani sportivi i migliori adulti di domani.

Porges afferma, quindi, che in situazioni stressanti, reali o presunte, si può favorire l’attivazione del sistema ventrovagale in due modi:

  • Attraverso il sostegno di interlocutori rassicuranti, nell’ambito di una relazione interpersonale che evoca serenità e sostegno;
  • Ricorrendo a degli esercizi vagali che ripristinano l’equilibrio autonomico ottimale.

Mi spiego meglio, intendo farlo per condividere con voi lettori la strategia di intervento efficace che io utilizzo abitualmente con gli atleti da quando ho acquisito un orientamento polivagale. Per farlo mi riferirò a quello che ho descritto e spiegato in maniera più approfondita in due dei miei libri.

Sintonizzarsi con persone rassicuranti fa bene

Il primo libro in cui utilizzo le conoscenze della teoria polivagale per suggerire come rendere efficace la relazione con un giovane atleta è “Genitori nel pallone”. L’ho scritto con l’intento di proporre a genitori e istruttori un modo efficace e consapevole per gestire la genitorilità nello sport di bambini, bambine e adolescenti, perchè dal mio lavoro sul campo mi sono resa conto della necessità di divulgare informazioni ai genitori riguardo alla possibilità di proporsi come un supporto amorevole per i figli e non come potenziale problema, cosa che spesso succede.

Qui trovi il libro su Amazon: https://tinyurl.com/3ze3w23s

A tutti gli atleti, giovani o adulti che siano, accade di vivere una situazione stressante o di sentirsi minacciati da un pericolo reale o da una paura recondita. Quando succede, questo comporta l’inibizione del contatto con gli altri, la compromissione dell’autoregolazione psicomotoria e l’incapacità di stare calmi e tranquilli perchè si è dominati dalla tensione che conduce ad essere iperattivi, ipereccitati (per via dell’attivazione del sistema simpatico). Se poi la situazione che procura stress diventa stabile, duratura, incessante, l’iperattività può non riuscire più a funzionare. A questo punto il sistema nervoso recluta difese gerarchicamente più antiche, che possono procurare disturbi respiratori, apnea, extrasistole, bradicardia, nonché un atteggiamento bloccato, fortemente inibito, come se la paura conducesse a spegnersi, a frizzarsi, a isolarsi (per via dell’attivazione del sistema dorsovagale). In questi casi è possibile cadere in un loop che fa percepire minacciose anche situazioni che non lo sono, vivendo in costante stato di allerta, subendo gli effetti che produce ogni evento traumatico.

Una reazione del genere è tipica di chi ha vissuto costantemente situazioni di forte stress, per esempio nel caso di abusi fisici, sessuali e psicologici reiterati nel tempo. Questo può accadere quando un atleta è sottoposto a grandi frustrazioni legati a eventi di bullismo, quando si subiscono coach troppo duri e autoritari, quando si vive con genitori che hanno troppe aspettative sui figli, tali da esasperare e favorire il dropout, ovvero l’abbandono dello sport stesso. 

L’adulto, sia nella quotidianità che nello sport, dovrebbe mettere il proprio sistema nervoso al servizio della regolazione emotiva dei bambini, ricorrendo a un gioco sottile di sintonizzazione di sguardi, della voce, del respiro, che prende il nome di co-regolazione, dove la relazione adulto-bambino agisce sulla personalità di entrambi.

Come spiego sul mio libro, con bambini, bambine e adolescenti spetta soprattutto ai genitori proporsi in modo rassicurante, e per riuscirci è necessario che lavorino su se stessi.

Analogamente a ciò, un contesto sportivo dove si respira un clima sereno e rassicurante fa sentire al sicuro gli atleti. L’esperienza di vivere una relazione diversa da quella familiare attraverso figure di riferimento come l’istruttore, lo psicologo dello sport, che procurano serenità, rilassatezza, fiducia apporta sostanziali benefici al vissuto emotivo infantile.

Il radicamento a terra funziona!

Un altro modo per consentire agli atleti di ristabilire l’equilibrio autonomico attivando il sistema ventrovagale è la possibilità di ricorrere a degli esercizi che adempiono a ciò. Propongo le seguenti strategie in un altro mio libro: “La tecnica del grounding”, dove presento i benefici di una pratica che consente di riappropriarsi del senso di sicurezza attraverso il radicamento a terra.

Praticare il grounding consente di favorire una buona salute per una duplice ragione. Come spiego sul libro, il contatto con il terreno, soprattutto attraverso la pelle nuda, funziona come un antinfiammatorio naturale, questo perchè nel momento in cui si entra in contatto con la superficie terrestre, la capacità negativa della terra consente al corpo di assorbire gli elettroni che la terra emana, i quali hanno il potere di inglobare i radicali liberi una volta assorbiti dal corpo, agendo da potenti ossidanti. In tal modo gli effetti dei radicali liberi, deleteri al nostro corpo perché lo infiammano, vengono così neutralizzati e la salute è protetta.

Analogamente a ciò, il radicamento a terra consente di stimolare un forte senso di sicurezza e restituisce al corpo l’alternanza armonica tra carica e scarica dell’attivazione (simpatico e parasimpatico), procurando un effetto calmante e riducendo la reattività simpatica. Tanto benessere attraverso una pratica tanto semplice, in grado di attivare il sistema ventrovagale aiutando l’atleta (e non solo) a ritrovare uno stato di calma e connessione sociale. 

Se volete provare a praticare il grounding trovate la traccia dell’esercizio da ascoltare nel link che segue.

In questo link trovi la traccia per eseguire l’esercizio di grounding: https://youtu.be/nzGY1i3HYEU

Qui trovi il libro su Amazon: https://tinyurl.com/4reh7sfn

Connessione sociale e grounding per uno sport e una vita serena

Proporre agli atleti il valido sostegno di coach preparati e di genitori sensibilizzati alla valenza del loro supporto positivo, analogamente alla possibilità di divulgare tra gli atleti di tutte le età e tra i coach e i preparatori atletici l’importanza di ricorrere a tecniche in grado di mitigare l’ansia e lo stress, è l’approccio che ho voluto suggerirvi e che spero dia a voi spunti per adempiere al coinvolgimento con lo sport giovanile che vi riguarda, nel modo migliore.

Concludo la descrizione di come solitamente affronto la preparazione mentale degli atleti con una frase di Carl Jung che evidenzia come la sicurezza emotiva nasce dalla consapevolezza di avere il controllo sulle proprie reazioni agli eventi e sull’accettazione di sé:

Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di diventare.

Con questa frase Jung esorta tutti noi a scegliere come intraprendere la propria vita, evidenziando come sia fondamentale guardarci dentro e amarci in modo autentico. L’accettazione di sé e l’amor proprio corrispondono più di ogni altra cosa alla solidità delle radici di una quercia, che fortemente radicata a terra in balia della tempesta si piega, ma non si spezza.

Vi saluto augurandovi di poggiare solidi sulle vostre radici e di insegnare a farlo ai futuri uomini e donne di domani, attraverso lo sport e attraverso ogni occasione in cui poter dare rassicurazione e rassicurarsi, per divulgare resilienza e integrità.

Isabella Gasperini

Bibliografia:

Porges S:W:, Neuroception: a subconscious system for detecting threats and safety, University of Illinois at Chicago, 2004

Porges S.W., La Teoria Polivagale. Fondamenti neurofisiologicidelle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione, Giovanni Fioriti Editore, Milano, 2014

Jung C., Tipi psicologici, Boringhieri, Torino, 2011

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